Consorzio Tutela Pietra della Lessinia


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Italian Stone Theatre


Le Cave

La caratteristica peculiare della pietra della Lessinia è, come già evidenziato, la sua costituzione litologica in strati sovrapposti con spessori che, sia pur diversi tra l’uno e l’altro, si mantengono pressoché uniformi su aree relativamente ampie. Nell’ambito spaziale tipico di una delle cave attualmente in esercizio, la serie di strati mantiene la sua uniformità senza variazioni apprezzabili, salvo occasionali variazioni di carattere assolutamente locale e marginale. La presenza tra l’uno e l’altro di una sottile intercalazione argillosa, solitamente di colore marrone-rossastro, costituisce la soluzione di continuità sufficiente per consentire la separabilità di ciascuno degli strati della serie in maniera relativamente agevole. Non manca tuttavia in qualche caso un’imperfetta continuità del livello argilloso, che rende difficoltosa la separazione tra lastre sovrapposte. Questa caratteristica, ha determinato il diffondersi di una metodologia di coltivazione praticamente comune a tutto il bacino estrattivo. Essa sostanzialmente consiste nell’esposizione a giorno delle bancate produttive in settori areali di geometria opportuna, finalizzati per ricavare direttamente in sito le lastre di pietra nelle dimensioni e quantità necessarie alle esigenze commerciali in base alle caratteristiche specifiche degli strati in coltivazione. Questa procedura prevede l’asportazione preventiva della copertura vegetale e del cosiddetto “cappellaccio”, che rappresentano rispettivamente il manto vegetale necessario per la ricomposizione a verde del sito ed il materiale necessario per il suo riempimento morfologico. Il progetto di coltivazione approvato stabilisce i dettagli volumetrici e quindi determina i quantitativi di materiale sterile da utilizzare per il riempimento, tenuto conto del coefficiente di rigonfiamento, nel passaggio dalle condizioni naturali in banco a quelle rimaneggiate, sia pur dopo compattazione. Allorquando esigenze specifiche lo richiedono, nell’ambito della stesa cava possono trovarsi differenti bancate aperte a quote diverse, onde avere accesso a strati di differenti caratteristiche. Stabilita dunque l’estensione areale del settore da coltivare e la sua geometria orizzontale, si procede al taglio verticale dello strato nelle due direzioni orizzontali ortogonali, con una profondità in genere adeguata a raggiungere solo il primo livello di discontinuità sottostante, facendo attenzione a non pregiudicare il materiale sottostante. Allo scopo è utilizzata una macchina appositamente creata per il tipo di lavoro da svolgere, di derivazione storica più o meno artigianale, ma senza dubbio efficace ed attualmente ancora non sostituita nei principi di funzionamento dalle moderne tecnologie. Notevoli sforzi sono stati rivolti agli aspetti di sicurezza delle macchine, in relazione alle possibilità di proiezioni violente di materiali conseguenti ad eventuali rotture meccaniche. Nelle più recenti applicazioni le macchine sono dotate di sistemi per la regolazione accurata della profondità di taglio e per il controllo delle vibrazioni di un disco di grandi dimensioni, munito di inserti diamantati. All’operatore rimane in pratica il compito di verificare il corretto funzionamento della macchina e l’esatto allineamento del taglio. Una volta effettuati i tagli verticali ortogonali, occorre sollecitare le singole lastre per fare in modo da vincere la coesione prodotta dal sottile strato argilloso, sufficiente a richiedere un intervento ad hoc. Molto spesso nelle cave si osservano strumenti meccanici implementati su macchine multifunzione, adatti ad esercitare,mediante un apposito puntone azionato da un comando idraulico, la spinta divaricatrice necessaria per staccare la lastra dal fondo. Con attenta ma semplice manovra, l’operatore aziona il puntone idraulico posizionando la punta dello scalpello in corrispondenza della discontinuità di base, sfruttando possibilmente i punti a maggiore spessore di argilla corrispondenti alle irregolarità degli strati.L’azione richiesta deve essere appena sufficiente a provocare lo scollamento della lastra. Il sollevamento della lastra viene invece affidato a sistemi meccanici diretti, molto spesso appartenenti alla stessa macchina che dispone del puntone idraulico, solitamente del tipo “fork-lift”. Le lastre vengono in tal modo sollevate dal punto di giacenza e trasportate nel più vicino punto di stoccaggio.Talvolta si preferisce riunire nella stessa macchina diverse attrezzature, con il risultato diprocedere con continuità alla lavorazione, senza interrompere più volte il ciclo produttivo,per inserire l’una o l’altra macchina. L’inconveniente derivante da questo tipo di soluzione è che un’eventuale rottura dell’impianto idraulico, da cu solitamente gli utensili prelevano l’energia necessaria alla loro utilizzazione, provoca un arresto generalizzato di tutte le funzioni interconnesse. Nella scelta delle macchine di cava, a pre scindere dall’integrazione di più utensili, si è osservata la tendenza ad utilizzare macchine con ruote gommate di grandi dimensioni solo nelle cave in apertura e con fondi ancora ingombri di residui di lavorazione, ovvero allorché si presenta la necessità di operare con la stessa macchina su più cave contigue, percorrendo tratti sterrati più o meno lunghi. Appena le cave si prestano ad offrire spazi sufficienti alla circolazione sulle bancate pulite, la tendenza è rappresentata dall’inserimento nel parco macchine di almeno un’unità del tipo “ fork-lift”, con ruote gommate piene e di piccole dimensioni, assolutamente non adatte all’impiego su fondi irregolari, ma molto utili nei piazzali con fondo sufficientemente regolari. In tal caso si procede in maniera completamente manuale battendo con un piccone in corrispondenza della base della lastra e, una volta provocato il distacco, ciascuna lastra viene impilata in un insieme di proporzioni adeguate, che viene successivamente caricato con apposite macchine. Interessante l’applicazione recentissima per la lavorazione superficiale della pietra direttamente in posto, prima ancora di effettuare i tagli necessari. In questo caso un’apposita macchina munita di spazzola azionata da un motore idraulico, effettua una pulizia completa della superficie dal materiale argilloso eventualmente presente. Successivamente un’altra macchina, dotata di rullo con inserti in materiale duro, viene condotta sulla superficie pulita, operando una lavorazione superficiale di caratteristiche adeguate, generata in base alle caratteristiche geometriche del rullo e del sistema di accoppiamento della macchina al terreno. La bancata così lavorata viene quindi tagliata, staccata dal fondo e stoccata in quantitativi pronti per il trasporto a destinazione, già dotata della lavorazione grezza richiesta. Particolare attenzione, soprattutto in questi ultimi anni, è stata rivolta alla problematica inerente alla ricomposizione ambientale dei siti di cava ad esaurimento del materiale utile, interessanti progetti si stanno avanzando con Università di architettura e concorsi di idee per recuperare i vecchi siti estrattivi a spazi culturali o a percorsi di presentazione del territorio e della tradizione della pietra in architettura.