Consorzio Tutela Pietra della Lessinia


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La Storia

Lo sfruttamento dei materiali lapidei nel territorio della Lessinia Veronese, con la produzione tipica della “pietra della Lessinia” (anche nota con i nomi di “pietra di prun”,“lastrame”, “calcare lastrolare”) risale con certezza alla Protostoria. Secondo alcuni studiosi, l’estrazione della Pietra della Lessinia, a causa delle sue particolari caratteristiche geogiacimentologiche, iniziò prima di quella delle altre rocce calcaree intorno all’età del ferro ed ebbe una larghissima diffusione nella costruzione dei villaggi fortificati sulle alture e nella costruzione delle case di tipo “retico”. Nell’abitato del V secolo A.C. sul Monte Loffa, la pietra della Lessinia è stata impiegata sia nel rivestimento delle pareti delle abitazioni seminterrate che nella realizzazione di una serie di terrazzi lastricati, comunicanti per mezzo di scale. Nel villaggio protostorico di Archi di Castelrotto, è stata portata alla luce una casa seminterrata che aveva il tetto in lastre di pietra della Lessinia, come le attuali abitazioni. Con l’età romana (I secolo a.C.- IV secolo d.C.) si passò allo sfruttamento intensivo delle cave di altri materiali della Valpolicella, i cui prodotti ebbero, a quel tempo, una diffusione così estesa da offuscare, sul piano commerciale, la produzione della pietra della Lessinia.Tale sfruttamento, protrattosi pressocché ininterrottamente fino all’età moderna, ha cancellato le testimonianze più remote, limitando fortemente la possibilità di individuare i più antichi luoghi di estrazione. Nel Trecento, con l’intensificarsi dei traffici e dei commerci, il mercato della pietra della Lessinia conobbe una forte crescita. Nel Quattrocento e Cinquecento, Negrar, fiorente centro di scambi in strettissimo rapporto con Verona, venne sviluppandosi anche come mercato del lastrame, sia pure in posizione subordinata rispetto a Sant’Ambrogio, centro nevralgico della Valpolicella. Nel centro storico di Verona si rinvengono tuttora numerose costruzioni in cui è riconoscibile un utilizzo diffuso di pietra della Lessinia in lastre di varie dimensioni; la pavimentazione di Piazza delle Erbe ne è un tipico esempio. Da un punto di vista storico-commerciale, che si riflette immediatamente in termini di progresso del bacino estrattivo, c’è da osservare che, a causa dell’imponente espansione del limitrofo bacino della Valpolicella, solo in tempi relativamente recenti la pietra della Lessinia ha beneficiato di un considerevole impulso alla diffusione sul mercato nazionale ed internazionale. La distanza dai centri di utilizzazione e smercio, nonché la relativa difficoltà di accesso dei siti estrattivi della pietra della Lessinia hanno, infatti, influito a lungo sul suo sviluppo commerciale, relegandola per troppo tempo ad un ruolo di secondo piano rispetto al più famoso marmo veronese, il rosso Verona. Attualmente, con il diffondersi di mezzi meccanici di grande capacità ed il concreto miglioramento delle vie di comunicazione tra Verona e l’alta Lessinia, il disagio conseguente alla distanza ed alla difficoltà di accesso ai siti estrattivi, rispetto ai principali laboratori di trasformazione ed alle piazze commerciali, è stato nettamente ridimensionato, offrendo la possibilità agli operatori del settore di guadagnare una buona quota di mercato anche all’estero. La diffusione della pietra della Lessinia è oggi anche frutto di un lavoro di promozione svolto dagli operatori del comparto riuniti in un consorzio, a salvaguardia delle qualità di questo materiale. L’attività estrattiva concernente la pietra della Lessinia si è sviluppata nel passato nell’area dell’attuale insediamento urbanizzato di Prun, nel Comune di Negrar, da cui ha preso il nome.A causa del considerevole quantitativo di materiale di copertura non commerciabile normalmente sovrapposto alla bancata produttiva, nei tempi passati le cave venivano sviluppate in sotterraneo, realizzando una coltivazione ordinata per camere e pilastri. Allorquando, infatti, la principale fonte di energia nelle lavorazioni era costituita dall’uomo, una eventuale rimozione della roccia di copertura avrebbe richiesto l’asportazione a braccia di volumi relativamente ingenti, con la conseguenza che il dispendio di energie non avrebbe giustificato i possibili ricavi ottenibili con una pietra di costruzione, da quelli dei materiali pregiati. Accanto agli inconvenienti derivanti da tale tipo di coltivazione, legati alla necessità di garantire l’assetto statico dell’ammasso roccioso, fornire una sufficiente illuminazione, approvvigionare un adeguato ricambio d’aria, etc., è comunque da rilevare un aspetto particolarmente favorevole nel contesto specifico, consistente nella protezione dagli agenti atmosferici, che nella zona si manifestano con una precoce e persistente stagione invernale, con temperature che scendono frequentemente sotto lo zero. Dalla conformazione degli scavi in sotterraneo è comunque riconoscibile una impostazione ordinata e ben organizzata delle lavorazioni, verosimilmente originata da una tradizione del mestiere di antiche origini, tramandata da generazione in generazione. La caratteristica peculiare della Pietra della Lessinia, o meglio dei giacimenti di tale materiale, consiste nel fatto che le bancate utili, da cui si estrae la pietra in lastre, sono formate da una serie di livelli sovrapposti di caratteristiche simili o talvolta praticamente identiche in siti diversi del bacino estrattivo, intervallati da un sottile strato di materiale argilloso di colore rossiccio. Tali livelli argillosi costituiscono superfici di discontinuità nell’ammasso roccioso, che consentono in generale una relativamente agevole separazione dei diversi strati con modeste sollecitazioni meccaniche. Talvolta i livelli argillosi di separazione presentano delle lacune locali che determinano una imperfetta separazione di uno strato dal sottostante, con la conseguenza che il distacco si presenta incerto e difficoltoso, nonché accompagnato da frequenti rotture delle lastre. Tali caratteri sembrano abbastanza ripetuti nell’intero bacino, talché la caratterizzazione sedimentologica da cui si origina il fenomeno ha avuto riscontro diretto nella denominazione locale del prodotto commerciale. Molto spesso si rinvengono, all’interno degli strati, numerosi resti di organismi fossilizzati di specie animali risalenti ad ere diverse, tanto da fornire l’opportunità di costruire un locale museo in Sant’Anna d’Alfaedo, in cui sono raccolti magnifici esemplari di varie specie (squali, tartarughe, ammoniti, etc.). Negli ultimi anni, grazie anche alla rapidissima evoluzione dei mezzi d’opera, si è estesa considerevolmente la coltivazione delle cave a cielo aperto. Gli strati commercialmente utili di roccia vengono pertanto esposti a cielo aperto, previa la rimozione del cosiddetto “cappellaccio”, che rappresenta la bancata di roccia interposta tra la superficie topografica del terreno e la sommità degli strati utili. La pietra della Lessinia trova in generale un ampio utilizzo nell’industria delle costruzioni, sia nella propria conformazione naturale, in cui emergono a vista le protuberanze più o meno rotondeggianti corrispondenti alle superfici di separazione, sia nelle diverse configurazioni finali conseguenti alle diverse fasi di lavorazione e finitura superficiali. A partire dalla pietra grezza appena spazzolata, che trova la sua collocazione naturale nelle strutture civili di carattere rustico, sia interne che esterne, i vari livelli di finitura consentono un ampio utilizzo della pietra anche in contesti architettonici di estrazioni più sofisticata e rifinita. Negli ultimi anni, grazie anche ai notevoli progressi tecnologici avvenuti nel settore, è stato possibile realizzare interventi architettonici, di notevole pregio. Gli operatori del settore sono comunque costantemente impegnati nella ricerca di soluzioni tecnologiche in grado di abbattere i costi di produzione, e fornire sempre maggiori garanzie all’utilizzatore finale oltre estendere le applicazioni del materiale a sempre più possibili campi di applicazione.