IL territorio e La Geologia
I Monti Lessini, che nel territorio della provincia di Verona costituiscono un altopiano che si sviluppa ad una quota media di circa 1000 metri s.l.m., rappresentano una delle più importanti manifestazioni del fenomeno carsico della Regione del Veneto. I Monti Lessini, per l’esattezza, si estendono in parte anche nel territorio della provincia di Vicenza; da questa circostanza ha tratto origine la suddivisione in Lessini veronesi e vicentini. Nella provincia di Verona i Monti Lessini si sviluppano su un’area di circa 800 Kmq, raggiungendo altezze di 1865 metri s.l.m. L’altopiano dei Monti Lessini è delimitato a nord dalla Val dei Ronchi, a sud dalla Pianura Padana, ad est dalla Valle del Chiampo e ad ovest dalla Val d’Adige. Da un punto di vista geologico si può osservare come i Monti Lessini siano costituiti in pratica da litotipi di natura carbonatica, prevalentemente dell’era mesozoica, con una stratificazione che risulta immergere debolmente verso sud-ovest. Considerando gli aspetti morfologici del sito, appare evidente il carattere particolare dell’altopiano, che si presenta costituito da un sistema di dorsali divergenti in direzione sud, separate da profonde incisioni vallive. Il paesaggio dei Monti Lessini veronesimanifesta pertanto in maniera consistente i caratteri morfologici degli episodi carsici e fluviali che lo hanno interessato. Gli episodi di natura fluviale hanno impresso sul territorio tracce evidenti, mentre le forme carsiche, in realtà meno appariscenti, si manifestano con evidenza sul territorio in associazione a particolari condizioni che possano collegarsi a fattori tettonici ed al processo di formazione dei vari termini litologici. Il risultato dell’origine e delle trasformazioni successive, anche di natura antropica, è costituito da un insieme di paesaggi intensi e mutevoli, con un’abbondanza di forme rotondeggianti, in cui si inseriscono, sparsi sul territorio, caratteristici insediamenti urbani. Questi, sempre di dimensioni limitate, hanno mantenuto inalterata negli anni la tipicità delle forme e dei tratti architettonici originari, che conferiscono all’ambiente antropizzato i caratteri di una rara bellezza genuina. La zona del corno d’Aquilio, rilievo montuoso che raggiunge in vetta una quota di 1545 metri s.l.m., è una delle aree interessate dai notevoli paesaggi carsici caratteristici della zona. Esso si innalza nella zona degli Alti Lessini, nella parte più occidentale dell’altopiano, ed è appartenente alla flessura Corno d’Aquilio Monte Belfiore. L’attuale bacino estrattivo della Pietra della Lessinia si sviluppa nei territori dei Comuni di Fumane e di Sant’Anna d’Alfaedo, nell’altopiano dei Medi Lessini Veronesi. In prima approssimazione la Lessinia può essere suddivisa in tre fasce: 1. fascia sommitale, tra i 1200 ed i 1870 m s.l.m., in cui si sviluppano pascoli di notevoli estensioni e in cui emergono imponenti cime rocciose, che sul versante Nord si immergono verso il Trentino con pendenze molto accentuate, spesso con profondi dirupi; 2. la fascia intermedia, tra i 900 e i 1200 m s.l.m., caratterizzata dalla presenza di numerosi insediamenti umani, sparsi in contrade e villaggi, nonché dalle zone apicali delle valli divergenti a Sud, verso la pianura; 3. la fascia basale, al di sotto dei 900 m s.l.m., in cui le incisioni vallive si sviluppano in ampie aperture dai tratti meno acclivi, ed in cui campeggiano talune emersioni morfologiche collinari, ben mantenute e coltivate. Successione stratigrafica ed assetto strutturale dei Monti Lessini centro-occidentali Nei Monti Lessini centro-occidentali affiorano rocce di natura prevalentemente carbonatica, di età compresa tra il Triassico superiore ed il Miocene medio. La formazione più antica è rappresentata dalla Dolomia Principale, costituita da calcareniti bioclastiche, biomicriti, stromatoliti. La potenza complessiva di 900 metri è visibile quasi interamente solo sui versanti della Valle d’Adige e dalla Val dei Ronchi, mentre nell’alta Val d’Illasi affiora la parte più elevata dell’unità. Seguono le unità di età giurassica rappresentate dai calcari Grigi, dal Gruppo di S.Vigilio e dal Rosso Ammonitico, potenti complessivamente 400-450 metri. Dal punto di vista litologico sono frequenti calcareniti oolitiche, calcari biostromali, calcari a lumachelle, calcareniti encrinitiche, calcari marnosi selciferi, per giungere a calcari micritici. Le suddette formazioni costituiscono l’ossatura principale delle dorsali lessinee e formano i versanti dei vaj, profondamente incisi spesso con pareti verticali. Caratteristiche morfologiche peculiari presenta il Rosso Ammonitico, che determina sia le cornici sommitali delle pareti dei vaj che ripianie pianori rupestri sui versanti e nell’altopiano settentrionale. Le formazioni del Biancone e della Scaglia Rossa di età cretacea sono rappresentate da calcari a grana fine fittamente stratificati, di spessore variabile da circa 100 m nel settore occidentale, ad oltre 200 m in quello orientale. Esse costituiscono ampie fasce poco acclivi lungo i versanti e dorsali arrotondate alla sommità dei rilievi nei Lessini medio-alti. Al di sopra della Scaglia Rossa sono presenti rocce vulcaniche di composizione basaltica sottoforma di brecce a grana minuta, spesso stratificate. Allo stesso ciclo magmatico appartengono anche i corpi filoniani e i camini eruttivi di brecce, intrusi entro le formazioni sedimentarie. Le unità di età eocenica (Scaglia Cinerea, Calcari Nummulitici e Marne di Priabona) affiorano lungo le sommità delle dorsali e, nel caso dei calcari nummulitici, danno origine ad una spiccata morfologia carsica con gruppi di doline diffusi. Nei pressi di Verona infine sono presenti i termini più recenti della successione stratigrafica della regione in esame, rappresentati da calcareniti ed arenarie del Miocene medio. Dal punto di vista strutturale il tavolato lessineo può essere assimilato, nelle sue linee generali, ad una monoclinale immergente verso sud, interessata nell’Eocene-Oligocene da più sistemi di faglie distensive che hanno determinato una serie di alti e bassi strutturali. Nel corso del Neogene a tale stile tettonico si è sovraimposta una fase compressiva, la quale ha prodotto una serie di pieghe e faglie ( Flesssura Corno Mozzo-Monte Belfiore) vergenti verso Sud. Caratteristiche litostratigrafiche del materiale La successione di strati formanti questo materiale denominato comunemente anche “lastrame” appartiene, dal punto di vista stratigrafico, alla Scaglia Rossa di età cretacea superiore, formazione affiorante diffusamente nei Monti Lessini con uno spessore medio di una cinquantina di metri. Litilogicamente il lastrame è formato da calcari micritici di colore rossastro, roseo o talora bianco grigiastro, a stratificazione netta e regolare, separati da sottili interstrati argillosi. Alcuni livelli presentano un aspetto nodulare simile a quello della sottostante formazione del Rosso Ammonitico. Complessivamente il lastrame è costiutuito da una settantina di strati di spessore compreso tra 3-4 e 30-35 centimetri, per uno spessore totale di circa 6,5 metri. Ogni livello è noto ai cavatori con un nome particolare, che trae le sue radici da diverse componenti quali: spessore, colore, caratteristiche tecniche e modi d’uso prevalente nelle architetture del territorio. Il contenuto palenteologico di questi livelli è dato da macro fossili quali ammoniti, inocerami, echinodermi e talora rudiste.Abbondantissimi sono i microfossili, rappresentati principalmente da foraminiferi plantonici che consentono una suddivisione biostratigrafica molto precisa e permettono pertanto di attribuire al lastrame un’età compresa tra il Tauroniano superiore e il Coniaciano. In talune cave di questo materiale sono stati rinvenuti anche resti di vertebrati rappresentati da pesci, tartarughe e rettili marini. Non di rado, inoltre, sono stati rinvenuti in alcuni livelli ciottoli arrotondati di 3-4 centimetri di diametro di rocce prevalentemente sedimentarie di età triassico-giurassica. Dal punto di vista paleografico la Lessinia faceva parte, nel Cretaceo, di un altofondo pelagico noto alla letteratura geologica come “ruga di Trento”. In tale ambiente, di mare aperto e lontano dalle coste, la sedimentazione dei fanghi calcarei fini avveniva molto lentamente, con ripetuti periodi di stasi, e in ambiente ossidante assieme a quantità variabili di ossidi di ferro che hanno conferito alla roccia la caratteristica colorazione. In particolare l’intervallo litostratigrafico comprendente il lastrame corrisponde con ogni probabilità, visto il suo carattere nodulare, ad una sedimentazione sensibilmente più rallentata rispetto agli intervalli della Scaglia Rossa in facies normale. Questa caratteristica ed una batimetria relativamente minore rispetto alle aree circostanti l’Alta Lessinia, in cui manca il lastrame, possono giustificare almeno in parte la frequenza dei succitati macrofossili. La presenza di ciottoli in alcuni livelli del lastrame è riconducibile all’azione di paleocorrenti che trasportavano, circa 90 milioni di anni fa, da una terra emersa ubicata a settentrione dei Monti Lessini, tali materiali nella zona di mare aperto dove si depositava la Scaglia Rossa della Lessinia.
